Nietzsche on the road

Nietzsche on the road

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«Dove Nietzsche vive, lì pensa. Quando vive, poichè la sua è una vita priva di azione, lì scrive».

É la mattina del 3 gennaio 1889, un giovedì freddo. Friedrich Nietzsche esce di casa in piazza Carlo Alberto a Torino. Ha 45 anni. Da dieci ha lasciato l’insegnamento a Basilea. È ormai un fugitivus errans, un filosofo errabondo e apolide. Lo slargo è affollato di ronzini e carrozze: d’un colpo lui lo traversa di corsa, poi si stringe al collo di un cavallo mogio malmenato da un vetturino, infine si accascia al suolo in lacrime. La follia gli ha sbriciolato la mente. Si spegne a Weimar, in Turingia, undici anni dopo, a mezzogiorno del 25 agosto 1900. Demente. Senza mai avere ripreso coscienza. Ma prima? Quella di Nietzsche è stata, assieme forse al cervello eversivo di Marx, la mente più pericolosa dell’Ottocento. Nato da un padre pastore a Röcken, nella profonda e letargica Sassonia luterana e bigotta, Fritz, come lo chiamano in famiglia, è venuto al mondo con un parto prematuro di almeno un secolo: è un precursore, il termometro di una crisi febbrile che surriscalda un cambio d’epoca, il piccone speculativo maneggiato controcorrente che sgretola millenni di cristianità e scardina la logica socratica. Da Naumburg fino alle geometrie militaresche di Torino, passando per l’incanto alpino di Sils Maria, che gli propizierà l’incontro con Zarathustra, e per «l’azzurra solitudine» del Sud dell’Italia, che gli donerà anni fertili di pensiero, Nietzsche sarà sempre morbosamente tormentato dalla malattia. E, tuttavia, educherà se stesso e quindi tutti gli uomini alla grandezza, alla libertà di spirito, alla esaltazione della vita («Costruite le vostre città sul Vesuvio!») come antidoto alla tragedia dell’esistere. Con un drammatico montaggio a flashback diviso in tre parti (tutta la Germania di Nietzsche, tutta la Svizzera di Nietzsche, tutta la sua brama di meridione con la scoperta dell’Italia e della Costa Azzurra) Paolo Pagani compone un romanzo d’avventura, non una semplice biografia, inseguendo ogni stagione intellettuale del più dinamitardo dei pensatori, il distruttore di mondi, lì dove il suo genio si forma in virtù di una geografia.

Hanno scritto de I luoghi del pensiero:

«Da Leibniz a Newton, da Keynes a Martin Heidegger e Hannah Arendt, Pagani compie il suo affascinante, nostalgico giro di quell’Europa che dette luce al mondo anche se dilaniata da due guerre e inenarrabili massacri». - Corrado Augias, Il Venerdí di Repubblica

«Un ottimo esempio di divulgazione filosofica, in perfetto equilibrio tra teorie, biografia, aneddotica». - Claudio Visentin, Il Sole 24Ore"

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Sull'autore

Paolo Pagani

Paolo Pagani ha studiato filosofia. Giornalista professionista, ha lavorato in periodici e quotidiani, ha guidato redazioni web e ora è caporedattore a Sky a Milano. Sposato, ha due figli. I luoghi del pensiero è il suo terzo libro.